Favara costituisce oggi uno dei centri più popolosi della provincia di Agrigento. Ha una popolazione di circa 30.880 abitanti (istat 2001).
Il paese affonda la sua esistenza nella preistoria come testimoniano gli insediamenti della Ticchiara dove sono stati rinvenuti importanti reperti archeologici tra cui alcuni vasi di tipo castellucciano.
Un altro sito interessante e fruibile dal visitatore è l'insediamento in contrada Stefano, ricco di tombe a grotticella artificiale.
Favara riappare nell'evo antico come confermano gli insediamenti greco-romani di Caltafaraci e di contrada Saraceno.
In questa ultima contrada vi è stata ritrovata una villa romana con finissime decorazioni a mosaico monocromo con motivi geometrici e raffigurazioni di animali (pesci).
Più a valle nel sec. XIII nasce il Palazzo medievale detto dei Chiaromonte sito in Piazza Cavuor già Piazza Castello; si presenta al visitatore in tutta la sua imponenza con l'ingresso principale composto da un grande arco acuto finemente decorato e una loggia che ci introduce all'interno dell'atrio quadrangolare, dal quale si accede al piano nobile attraverso una scala poggiata sulla parete sinistra dell'atrio.
La loggia superiore offre al visitatore un magnifico ed unico lavoro in basso rilievo dove vengono raffigurati gli stemmi araldici dei Chiaromonte e di altre famiglie nobili del tempo.
La Cappella, oggi privata dell'altare, porta il visitatore indietro nel tempo per la presenza al suo interno di decorazioni in basso rilievo e marmi pregiati.
Una cupola centrale con dei fori rettangolari intorno alla sua base permette ai raggi solari di penetrare producendo una luce suffusa all'interno della piccola chiesetta.
Il visitatore si sente cosi avvolto da questa atmosfera che gli fa rivivere, per un istante, i suoni e le voci del tempo.
Il paese si sviluppa assai lentamente, ma in maniera costante.
Ne è prova la presenza numerosa di chiese ancora oggi esistenti che confermano, tra l'altro, lo spirito religioso del popolo favarese.
Nell'ottocento, per una serie di motivi concomitanti tra cui l'espansione dell'industria solfifera e dell'agricoltura, la cittadina si ornò di suntuosi e ricchi palazzi con decorazioni in pietra a basso rilievo e affreschi nei saloni di rappresentanza, che oggi costituiscono motivo di interesse per gli studiosi e di attrazione per i turisti.
Tra le tradizioni popolari che possiamo trovare nella città un importante ruolo hanno sempre ricoperto quelle religiose tra cui la festa di S. Giuseppe con le tipiche tavolate e l'immancabile minestra fatta con tantissimi formati di pasta di grano duro, verdure stagionali e legumi.
Al visitatore ne verrà offerta sicuramente una ciotola.
La festa della Madonna dell'Odigitria, oggi dell'Itria, ha radici molto antiche.
Don Calogero Gariboli primo parroco della chiesa dell'Itria dice nel suo lavoro "Ricerche storiche sulla chiesa dell'Itria di Favara", pubblicato nel 1967, che molto probabilmente il culto e la venerazione della Madonna dell'Itria lo portarono a Favara gli albanesi già residente a S. Muxaro verso la fine del quattrocento.
Con certezza, dice il Gariboli, già nel 1608-1609 si ha notizia della nuova e vecchia chiesa dell'Itria nell'archivio della Curia Vescovile di Agrigento e nel registro delle rendite nell'archivio parrocchiale della chiesa Madre di Favara.
L'attuale chiesa dell'Itria, si dice, che sorga su di una vedetta Chiaromontana; osservando il portale d'ingresso il materiale utilizzato sembra uguale a quello utilizzato per la costruzione del castello Chiaromonte.
Un'altra ricorrenza religiosa molto sentita dalla comunità favarese è quella di S. Calogero, anche questa animata da un comitato che organizza processioni per la vie del paese e raccoglie le offerte che negli anni passati sono sempre state molto generose.
Il patrono di Favara contrariamente a quanto si pensa non è S. Giuseppe ma S. Antonio.
Quest'ultimo non ha mai avuto la devozione e i festeggiamenti dei precedenti Santi.
Comunque un paese molto devoto che mette sempre all'interno di una qualsiasi ricorrenza il gusto per la buona tavola in compagnia di tante tantissime persone.
Un detto molto comune a Favara è quello che dice "chiossa semu meglio è" oppure "un ti cumbunniri chiddrru chi basta a unu vasta a centu".
Fra le tradizioni locali annovera un posto di rilievo la produzione dell'Agnello Pasquale che avviene in concomitanza della Pasqua, in questa occasione viene prodotto e commercializzato l'"Agnello Pasquale" tipico di Favara.
E' un dolce molto saporito, la cui base è formata da mandorle e pistacchio con l'aggiunta di zucchero in percentuale variabile a seconda del produttore.
Il tutto opportunamente lavorato viene inserito in delle forme d'agnello di svariate misure espresse in Kg.
Il paese si mobilita per la preparazione del dolce tipico un mese prima della Pasqua, giacché le richieste sono in continuo aumento e arrivano anche da fuori i confini della nostra Isola.